Testi e spunti di riflessione in preparazione alla solennità dell’Immacolata Concezione 2013

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose,
meditandole nel suo cuore (Lc 2,19)

Immacolata13

Testo di Papa Francesco
1) Udienza generale, 15/05/2013 [Testo Integrale]

Testi di Benedetto XVI
1) Udienza generale, 17/08/2011: L’uomo in preghiera (10) [Testo Integrale]
2) Udienza generale, 19/12/2012: Maria Vergine: Icona della fede obbediente [Testo Integrale] (in particolare il penultimo paragrafo)
3) Santa Messa nella solennita’ di Maria SS.MA Madre di Dio, XLI Giornata della Pace, 1/1/2008 [Testo Integrale] (in particolare il terzultimo ed il penultimo paragrafo)
4) L’infanzia di Gesù (Milano, Rizzoli, 2012, pp. 144, 145)

Testo di Angelo Bagnasco
1) Omelia Assemblea Generale della CEI, ASSISI, Basilica di Santa Maria degli Angeli: Sua madre serbava nel suo cuore tutte queste cose [Testo Integrale] (in particolare i punti 3, 3.1, 3.2, 3.3)

Testo di H. U. von Balthasar
1) Il rosario (Milano, Jaka Book, 1978, p. 44)

Approfondimento Catechisti
1) Approfondimento alla Gazzetta del Catechismo [Scarica il testo a questo link]

Papa Francesco, Udienza generale, 15/05/2013
Pensiamo a Maria che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19.51). L’accoglienza delle parole e delle verità della fede perché diventino vita, si realizza e cresce sotto l’azione dello Spirito Santo. In questo senso occorre imparare da Maria, rivivere il suo “sì”, la sua disponibilità totale a ricevere il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata. Attraverso lo Spirito Santo, il Padre e il Figlio prendono dimora presso di noi: noi viviamo in Dio e di Dio. Ma la nostra vita è veramente animata da Dio? Quante cose metto prima di Dio?

Benedetto XVI, Santa Messa nella solennità di Maria SS.MA Madre di Dio, XLI Giornata della Pace, 1/1/2008
L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone. “Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Il verbo greco usato “sumbállousa” letteralmente significa “mettere insieme” e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.
Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida. Lei è madre perché ha generato nella carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive sant’Agostino: “Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne” (De sancta Virginitate, 3,3). E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a “mettere insieme” gli eventi successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla risurrezione del suo Figlio Gesù.

Benedetto XVI, Udienza generale, 19/12/2012: Maria Vergine: Icona della fede obbediente
Un altro cenno all’atteggiamento interiore di Maria di fronte all’azione di Dio lo troviamo, sempre nel Vangelo di san Luca, al momento della nascita di Gesù, dopo l’adorazione dei pastori. Si afferma che Maria “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19); in greco il termine è symballon, potremmo dire che Ella “teneva insieme”, “poneva insieme” nel suo cuore tutti gli avvenimenti che le stavano accadendo; collocava ogni singolo elemento, ogni parola, ogni fatto all’interno del tutto e lo confrontava, lo conservava, riconoscendo che tutto proviene dalla volontà di Dio. Maria non si ferma ad una prima comprensione superficiale di ciò che avviene nella sua vita, ma sa guardare in profondità, si lascia interpellare dagli eventi, li elabora, li discerne, e acquisita quella comprensione che solo la fede può garantire. È l’umiltà profonda della fede obbediente di Maria, che accoglie in sé anche ciò che non comprende dell’agire di Dio, lasciando che sia Dio ad aprirle la mente e il cuore. “Beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore” (Lc 1,45), esclama la parente Elisabetta. È proprio per la sua fede che tutte le generazioni la chiameranno beata.

Bendetto XVI, L’infanzia di Gesù (Milano, Rizzoli, 2012, pp. 144, 145)
San Luca descrive la reazione di Maria e Giuseppe alla parola di Gesù con due affermazioni: “Essi non compresero ciò che aveva detto loro”, e “Sua madre custodiva tutte queste parole nel suo cuore” (Lc 2,50. 51). La parola di Gesù è troppo grande per il momento. Anche la fede di Maria è una fede “in cammino”, una fede che ripetutamente si trova nel buio e, attraversando il buio, deve maturare. Maria non comprende la parola di Gesù, ma la custodisce nel suo cuore e lì la fa arrivare pian piano alla maturità. Sempre di nuovo le parole di Gesù sono più grandi della nostra ragione. Sempre di nuovo superano la nostra intelligenza. La tentazione di ridurle, di manipolarle per farle entrare nella nostra misura è comprensibile. Fa parte dell’esegesi giusta proprio l’umiltà di rispettare questa grandezza che, con le sue esigenze, spesso ci supera, e di non ridurre le parole di Gesù con la domanda circa ciò di cui possiamo “crederlo capace”. Egli ci ritiene capaci di grandi cose. Credere significa sottomettersi a questa grandezza e crescere passo passo verso di essa.
In questo, Maria viene presentata da Luca molto consapevolmente come colei che crede in modo esemplare: “Beata colei che ha creduto”, le aveva detto Elisabetta (Lc 1, 45). Con l’annotazione, ripetuta due volte nel racconto dell’infanzia, secondo cui Maria custodiva le parole nel suo cuore (cfr. Lc 2,19. 51), Luca rimanda –come si è detto- alla fonte, alla quale egli attinge per la sua narrazione. Al tempo stesso Maria appare non soltanto come la grande credente, ma come l’immagine della Chiesa, che custodisce la sua Parola nel suo cuore e la trasmette.

H. U. von Balthasar, Il rosario (Milano, Jaka Book, 1978, p. 44)
Maria conserva tutto questo nel suo cuore, lo lascia maturare nel suo seno per tramandarlo alla Chiesa e alla sua gerarchia, come l’esperienza primordiale e la sapienza cristiana. Nella sua calma meditazione si chiarisce tutto quello che non è stato compreso, anche se ella rimane per tutta la vita un’anima che cerca, o forse proprio per questo. La Chiesa, che è composta di peccatori, deve in un modo ancor più paradossale conciliare questi due atteggiamenti: essere in cammino senza arrivare mai, e tuttavia conoscere la strada ed essere anche in grado di indicarla. Per Maria una guida infallibile è la profezia di Simeone; fintanto che ella è diretta verso la spada che deve trafiggerla, sa di trovarsi sulla via giusta, quella del Figlio. Questo genere di ispirazione non le impedisce di cercare giorno per giorno la sua via nell’obbedienza. In questa ricerca, che non può sviarsi, per noi Maria è un esempio, nel cuore della Chiesa, di come possiamo e dobbiamo restare, nella Chiesa e con la Chiesa, sulla via che è di Cristo.
Ben conosciamo la devozione del nostro popolo alla Vergine Maria, le tradizioni radicate nel cuore della gente, non solo degli adulti e degli anziani ma anche dei ragazzi e dei giovani. Ne siamo testimoni spesso commossi e grati. La devozione alla Madonna non subisce tracolli col tempo, è sempre fresca e profonda, irriga l’anima e orienta a Dio, supera indenne e feconda le temperie culturali più diverse. E’ con noi spiritualmente il Papa per rinnovare la memoria e la preghiera di questo cinquantesimo: “I Vescovi italiani – ci ha scritto nel suo Messaggio – vollero consacrare l’Italia al Cuore immacolato di Maria. Di tale atto così significativo e fecondo, voi rinnoverete la memoria, confermando il particolarissimo legame di affetto e devozione che unisce il popolo italiano alla celeste Madre del Signore. Volentieri mi unisco a questo ricordo”.

Card. Angelo Bagnasco, Assemblea Generale della CEI: Sua madre serbava nel suo cuore tutte queste cose
3. E proprio perché la devozione nostra e del nostro popolo tocchi l’anima e la vita, i sentimenti e le decisioni, ci lasciamo ora guidare dall’esempio di Colei che, Madre di Cristo, è stata anche la prima e più fedele discepola. “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore!” conclude il Vangelo appena proclamato. Non è forse questo l’atteggiamento che ogni discepolo dovrebbe avere nei confronti del Maestro? Tanto più se il Maestro è anche la ragione della vita, la ragione non ideologica e fredda, ma fatta carne e sangue, capace di illuminare la mente e scaldare il cuore. L’evangelista apre uno spiraglio sul mondo interiore di Maria. Ne possiamo intravedere un triplice atteggiamento: raccoglimento, riflessione, vita.
3.1 La Madre di Gesù non disperde nulla di quanto avviene attorno al Figlio: come un giorno il Signore ordinerà agli Apostoli di raccogliere i resti dei pani moltiplicati, così ella, anticipatrice, raccoglie ogni frammento di ciò riguarda Cristo. Lo raccoglie nello scrigno interiore.
Tutti siamo esposti alla tentazione di correre sulle cose disperdendo quanto il Signore ci dona di ispirazioni, grazie, incontri, affetti. Anche noi Vescovi corriamo questo rischio pressati da responsabilità molteplici e gravi. A noi è dato il compito di custodire integro il Deposito della fede, la storia delle nostre Chiese Particolari perché nulla vada perduto. Il compito di custodire ed essere i primi testimoni della vita del nostro popolo, quello che vive la vita con dignità e fede, con semplicità profonda; che attende dai suoi Pastori la guida sicura sulla via del Cielo, come soleva dire il Santo Curato d’Ars.
3.2 Il cuore della Vergine, però, non è un semplice e geloso contenitore di ricordi, un puro esercizio di memoria: è anche il luogo della riflessione. Quanto accade attorno a Gesù, piccolo o grande che sia, è un ammaestramento, ha un senso che va oltre, perché riguarda l’umanità intera, la storia di tutti e di ciascuno: è storia di salvezza. La riflessione di Maria si rivela così desiderio e ricerca della volontà di Dio. Per questo è preghiera.
Come non vedere anche qui la trama della nostra vita spirituale e della nostra missione di Vescovi? La ricerca della volontà di Dio sulle nostre povere persone e sulla nostra vita non è forse la condizione prima della nostra santificazione e della fecondità del nostro ministero? La ricerca della volontà di Dio e non di noi stessi, l’abbandono fiducioso e incondizionato a Cristo, Pastore delle nostre anime nel grembo della Chiesa, non è forse condizione della nostra libertà e della pace? Quando, come Maria, non si sceglie ma si è scelti giorno per giorno, allora nulla più ci spaventa anche se ci fa trepidare: “Non temere, io sono con te”. I nostri amati sacerdoti devono scorgere in noi Vescovi l’esempio che li precede nell’affidarsi alla volontà di Dio, devono scorgere gli uomini dell’obbedienza nella fede e nell’amore: con semplicità, con quella non affettazione che urta e allontana, con l’ umiltà dei piccoli e dei poveri, di coloro cioè che sono poveri perché non vogliono possedere se stessi. Ben sappiamo che essere liberi da se stessi è per tutti l’impresa più ardua: liberi da progetti, calcoli, ambizioni. Anche la pastorale, con le sue necessarie programmazioni e con l’entusiasmo che chiede, non deve imprigionare l’anima e creare ansie, perché significherebbe voler limitare lo Spirito che guida la Chiesa, che ci precede e che è sempre all’opera nel segreto delle anime.
3.3 Infine, il raccoglimento e la meditazione orante sfociano nel loro naturale estuario: la vita. Ecco perché Luca parla del cuore. Esso è il centro profondo, originante il mistero della persona, il luogo delle scelte, dove la riflessione si intreccia con la decisione di agire. Possiamo dire che il cuore è la sintesi di intelligenza, volontà, amore, azione: appunto la vita dell’uomo.